Christo, la sua passerella vendica i bulgari. Contro tutti i luoghi comuni

20 Giugno 2016,

CORRIERE DELLA SERA

Christo, la sua passerella vendica i bulgari. Contro tutti i luoghi comuni

L’opera dell’artista bulgaro è l’emblema del coraggio e della genialità di un Paese di cui poco si conosce, se non attraverso i luoghi comuni che l’accompagnano. Dal nazismo alle accuse per l’attentato a Giovanni Paolo II

Vorrei cominciare con un convinto: «Grazie Christo!». Che in questo caso non è un’invocazione religiosa, ma il tributo che merita il grande artista bulgaro, che vive negli Stati Uniti, e che ci ha regalato una favolosa idea, realizzandola a sue spese: il corridoio sul lago d’Iseo. Camminare sull’acqua non è soltanto una suggestiva immagine biblica, ma il riscatto contro l’infamia di un luogo comune. Sì, è proprio così.

Christo bandiera del coraggio

Christo Vladimirov Javsheff, nato nel Paese balcanico che abbiamo troppo spesso liquidato in fretta, è la bandiera della genialità e del coraggio che i luoghi comuni imperanti hanno sempre escluso. Personalmente, sono in guerra da una vita contro i luoghi comuni. Per un luogo comune, più di 40 anni fa, subii le ironiche critiche del direttore per una mia «scivolata» in pieno agosto quando, dopo cinque giorni di faticosi articoli con poche notizie, caddi per stanchezza su uno stupido «le indagini proseguono a ritmo serrato». Ecco perché quando vedo un luogo comune, smetto di leggere. Non ne posso più della declinazione dell’anglicismo «implementare». Non è meglio scrivere «realizzare»? Oppure quei triti proverbi popolari, sintomi di provincialismo. Uno di questi riguarda la Bulgaria: «Voto bulgaro», «maggioranza bulgara», «obbedienza bulgara». Ma l’hanno mai conosciuta davvero, questi signori, la Bulgaria? Christo, che riuscì a espatriare per sfuggire alle grinfie del comunismo, è uno dei tanti esempi di una genialità nazionale diffusa. Ho conosciuto-proporzionalmente-più artisti in Bulgaria che in Paesi assai più celebrati. I prigionieri del «luogo comune», generalmente ignorantelli, approssimativi, e affascinati dall’immagine più che dalla sostanza, sanno ben poco. Per esempio, si ignora che uno dei pochi Paesi che impedì la deportazione di tutti i suoi ebrei è proprio la Bulgaria, che non permise la partenza dei treni per i campi di sterminio. Ad impedirlo fu un uomo normale (a cui piacevano gli agi e le belle donne) ma assolutamente straordinario, il vice-presidente del parlamento Dimitar Peshev. Non era ebreo, ma si presentò all’Assemblea chiedendo le firme (che ottenne) per impedire la partenza dei convogli. E nonostante al vertice del potere vi fosse un regime filo-nazista. Sofia negava quel che l’Italia consentiva.


Contro i luoghi comuni

Basterebbe leggere «L’uomo che fermò Hitler», il libro di Gabriele Nissim, fondatore di GARIWO, la foresta dei giusti, per capire quanto siamo stati ingiusti. Pochi poi ricordano che durante il regime comunista, alla faccia della «maggioranza bulgara», la figlia del dittatore Todor Zivkov salvò decine di intellettuali, proteggendoli con estremo coraggio. Ludmila Zivkova, amata dal popolo, morì giovanissima, probabilmente vittima del Cremlino, che non sopportava l’opera libertaria della figlia del presidente rosso. Strana, anzi infame, è stata la storia dell’attentato a Papa Giovanni Paolo II, colpito dal turco dei «lupi grigi» Mehmet Alì Agca. Del crimine furono accusati i bulgari (Agca era passato per Sofia), ma si è scoperto poi che era una colossale bugia del potere, che voleva abbattere quello che il presidente americano Ronald Reagan chiamava «l’impero del male». Ma se per colpire un regime, si decide di colpire un popolo, allora tutto è orribile. Ho testimonianza personale e diretta di quel che Papa Wojtila, nella sua visita a Sofia nel 2002, disse al presidente della Bulgaria non più comunista: «Sappia che non ho mai creduto, non credo e non crederò mai alla pista bulgara». Persino il presunto attentato contro Enrico Berlinguer mi è sembrato, dopo aver letto ricostruzioni e analizzato i fatti, assai improbabile. Al di là di qualche suggestione o sospetto. Ecco perchè, quando sento parlare di «bulgari pecoroni» e obbedienti reagisco. Sono andato in quel Paese decine di volte, e voglio dire che i bulgari sono decisamente migliori di come li dipingiamo. Geniali, coraggiosi, come Christo, l’artista che, come tanti altri, mi ha fatto pensare, anzi mi ha confermato quel che ho sempre pensato. Al diavolo i luoghi comuni!

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