Il “Financial Times” elogia la Bulgaria

Il “Financial Times” elogia la Bulgaria

25 Ottobre 2016,

Il “Financial Times” elogia la Bulgaria

La Bulgaria aspira a diventare la capitale tecnologica dei Balcani, dice l’autore dell’articolo Kerin Hope, il quale presta particolare attenzione alla città di Plovdiv.
Il quotidiano americano di fama mondiale “Financial Times” ha scritto una recensione positiva sul nostro paese per quanto riguarda lo sviluppo industriale del settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Secondo gli americani la Bulgaria è pronta a diventare la capitale tecnologica dei Balcani e se continuerà con l’attuale trend anche di tutta l’Europa orientale. Ecco che cosa scrive l’edizione americana sul nostro paese:

la Bulgaria si sforza di gareggiare con l’Europa Centrale, dove i sistemi economici prima basati su produzione a basso costo ed esportazione si stanno sempre più orientando sull’industria innovativa e creativa. Una generazione di ingegneri con mentalità occidentale e programmatori con una visione globale del mondo sono la base per lo sviluppo del nostro paese come capitale tecnologica dei Balcani. I laureati nelle facoltà di informatica e ingegneria non emigrano più verso gli Stati Uniti e la Germania. Le aziende locali assumono circa 40.000 ingegneri informatici, mentre il settore ICT contribuisce a più del 3% della prodotto nazionale, rispetto al 1% scarso di quattro anni fa.
Per tali ragioni, la Bulgaria è una meta interessante per lo sviluppo IT con professionisti altamente qualificati e costi inferiori rispetto ad altri posti in Europa, dice Asparuh Koev direttore della “Transmetrics”, start-up di successo che utilizza un database per migliorare l’efficienza nel settore dei trasporti. Sofia e Plovdiv, la seconda città più grande della Bulgaria, sono diventati centri di outsourcing che assicurano posti di lavoro per migliaia di laureati specialisti nel settore ICT. Alcuni di loro continuano ad elaborare prodotti che attirano l’attenzione di osservatori e investitori stranieri. L’innovazione è ciò che distingue le aziende di outsourcing bulgare rispetto ad altre, secondo Dimitar Manchev, il direttore di PROGRAMISTA, società con sede a Sofia e Plovdiv che sviluppa software. In primo luogo si elabora un software gestionale e si costruisce una rete di clienti, dopodichè un membro dello staff sviluppa un nuovo prodotto e in questo modo si cresce più velocemente, commenta Manchev. Peraltro, le competenze dei bulgari nel settore ICT si sono sviluppate già durante il regime comunista. Le società statali che si occupavno del settore dell’elettronica erano specializzate in hardware per i PC codici di programmazione di base per i paesi dell’ex reppubbliche sovietiche. “La nostra forza è che abbiamo già avuto generazioni di ingegneri con esperienza nel settore delle ricerche e sviluppo,” spiega Daniel Tomov, fondatore di Eleven sostenuto dal fondo europeo per gli investimenti e dal programma Jeremy.
Fino a quest’anno, la scarsità di capitale di rischio ha contribuito a costituito un forte ostacolo per il finanziamento delle startup promettenti. Ma la situazione è adesso migliorata in quanto gli investitori sono disposti ad impegnarsi maggiormente, dichiara Lyuben Belov, co-fondatore di Launchhub, che ha sostenuto piu’ di 40 startup con fondi europei. Belov ha avviato Launchhub avendo a disposizione un fondo di 20 milioni di euro da parte di sostenitori privati, per poter essere in grado, successivamente, di fornire finanziamenti fino a 1.5 milioni di euro per società. “Abbiamo tutti i presupposti per un ecosistema di successo: tutor, capitali rimborsabile, business angels e fondi di investimento. Abbiamo circa 30 aziende che gestiscono e coordinano 30-50 dipendenti con un ammontare di ricavi superiori a 2 milioni di euro.

Neveq Capital Partners, società pioniere in investimenti in società ICT bulgare, ha lanciato un fondo sostenuto dal FEI per investimenti tra 300 000 e 3 milioni di euro in startup locali destinati al mercato globale. Nel portfolio sono attualmente presenti più di una dozzina di aziende tra le quali Vayant, leader nella tecnologia di ricerca di biglietti aerei, sostenuta da Lufthansa. “Il finanziamento nella fase successiva allo start-up sarà ancora una sfida per le aziende, ma i capitali di rischio internazionali mostrano sempre maggiore interesse”, dice Paul Ezekiev partner della NEVEQ. Eppure alcuni imprenditori temono la carenza di competenze adeguate e che ciò possa compromettere le aspettative della Bulgaria di divenire centro ICT di riferimento a livello regionale. “Le università non hanno adeguate risorse, cosi che ci troveremo presto in una situazione in cui la domanda supera l’offerta”, secondo Roddy Dervishev, fondatore di SIBIZ, che progetta microchip ad alte prestazioni. Veterano proveniente dalla Silicon Valley con 13 anni di esperienza, rientrato nel proprio paese, il signor Dervishev è uno dei principali imprenditori impegnati a sponsorizzare i laboratori informatici nelle Università bulgare. Alcuni osservatori economici sostengono che l’unico modo per la Bulgaria per sostenere un tasso di continua crescita è quello di reperire persone con competenze nel settore ICT al di fuori dell’UE, per esempio nelle confinanti Serbia e Macedonia ma anche in Russia e Ucraina. D’altronde la Bulgaria riesce ad attirare anche le imprese. L’anno scorso, Vlad Ellis ha trasferito la sua azienda, Speedflow Communications, dall’ Ucraina alla Bulgaria, e fornisce software di fatturazione personalizzata e tecnologie VOIP per operatori di telecomunicazioni internazionali. La metà dei suoi dipendenti, 50 per l’esattezza, si è trasferita insieme a lui. Ora, dalle sua sede di Plovdiv il signor Ellis dichiara: “I costi sono leggermente superiori rispetto all’Ucraina, ma a fronte di ciò ci sono persone di talento e nessun rischio politico”

Fonte: Kerin Hope, Financial Times